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Le sette proposte di Greenpeace per l'agricoltura del futuro

Greenpeace ci conferma che siamo sulla buona strada per l'agricoltura del futuro 5/10/2015

Greenpeace Internationale ha pubblicato il rapporto “Agricoltura sostenibile: sette principi per un nuovo modello che metta al centro le persone”. Leggerlo, per noi del Mulino Val d’Orcia è stata l’ennesima conferma che siamo sulla strada giusta, che il futuro dell’agricoltura europea è nelle mani degli agricoltori che, come noi, lavorano con pratiche ecologiche e sostenibili, nel rispetto della biodiversità e della riorganizzazione della filiera produttiva. Siamo consapevoli di svolgere un ruolo fondamentale per la società e questo ci rende orgogliosi ogni giorno.
Ecco i sette principi per un’agricoltura sostenibile descritti nel rapporto di Greenpeace:

1. Restituire il CONTROLLO SULLA FILIERA ALIMENTARE a chi produce e chi consuma, strappandolo alle multinazionali dell’agrochimica.

Al Mulino Val d’Orcia ci siamo riappropriati dell’intera filiera produttiva dei cereali: prima di essere artigiani pastai e mugnai siamo agricoltori ed è proprio questo che fa la differenza, per noi e per i nostri consumatori. 
 
2. SOVRANITA’ ALIMENTARE. L’agricoltura sostenibile contribuisce allo sviluppo rurale e alla lotta contro la fame e la povertà, garantendo alle comunità rurali la disponibilità di alimenti sani, sicuri ed economicamente sostenibili.

I nostri prodotti sono l’emblema della filiera corta e del Km 0, vengono distribuiti sul territorio di cui sono la rappresentazione. 
 
3. PRODURRE E CONSUMARE MEGLIO: è possibile già oggi, senza impattare sull’ambiente e la salute, garantire sicurezza alimentare e, contemporaneamente, lottare contro gli sprechi alimentari.

Ecco perché dal 1992 abbiamo adottato la coltivazione con metodo biologico.
 
4. INCORAGGIARE LA BIODIVERSITA’ lungo tutta la filiera, dal seme al piatto con interventi a tutto campo, dalla produzione sementiera all’educazione al consumo.

Ci siamo impegnati ed abbiamo investito nella riscoperta di varietà antiche di cereali come il grano duro Senatore Cappelli o i grani teneri Verna e Abbondanza. Varietà più nutrienti e più sane abbandonate nel tempo perché non adatte all’agricoltura cosiddetta convenzionale. Noi con il biologico abbiamo ottime rese e la differenza si sente soprattutto in fase di macinatura e pastificazione.
 
5. Proteggere e aumentare la FERTILITA’ DEL SUOLO, promuovendo le pratiche colturali idonee ed eliminando quelle che invece consumano o avvelenano il suolo stesso.

Come già detto la nostra azienda è biologica dal 1992, coltiviamo applicando la rotazione dei terreni per non impoverirli e favorirne la fertilità per gli anni successivi. Il biologico non è solo un metodo di coltivazione che salvaguarda il territorio, per noi è una vera e propria filosofia.
 
6. Consentire agli agricoltori di tenere sotto controllo parassiti e piante infestanti, affermando e promuovendo quelle pratiche (già esistenti) che garantiscono protezione e rese senza l’impiego di costosi PESTICIDI CHIMICI che possono danneggiare il suolo, l’acqua, gli ecosistemi e la salute di agricoltori e consumatori.

Spesso è la natura stessa che si protegge rendendo ancor più inutile e dannoso l’utilizzo di pesticidi. Il grano duro Senator Cappelli ad esempio è una varietà molto più alta delle varietà moderne ed è stata abbandonata proprio perché con le concimazioni tendeva a diventare ancora più alto e cadere a terra. In agricoltura biologica invece questa sua taglia maggiore lo rende molto competitivo con le infestanti che non trovano luce e spazio.
 
7. RAFFORZARE LA NOSTRA AGRICOLTURA, perché si adatti in maniera efficace il sistema di produzione del cibo in un contesto di cambiamenti climatici e di instabilità economica. 

Coltivare con metodo biologico, la tutela della biodiversità attraverso la coltivazione di varietà antiche o autoctone di cereali e legumi e soprattutto la riorganizzazione della filiera che ci permette di concludere il ciclo di trasformazione del grano in azienda (dal grano alla pasta). Questi sono gli aspetti fondamentali che abbiamo adottato per rafforzare la nostra agricoltura adattandola armonicamente con il nostro splendido territorio.

Concludo ricordandovi che il mondo non l’abbiamo ricevuto in eredità dai nostri genitori ma l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli!

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